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  • Immagine del redattoreYanelis Contreras

Riprogrammazione mentale

Aggiornamento: 2 lug 2023

Quando si affronta un percorso di crescita personale è inevitabile ricorrere alla riprogrammazione mentale per apportare quei cambiamenti necessari per raggiungere i propri scopi.



Siamo influenzati costantemente dalla nostra mente e, quale che sia il tuo obiettivo, dal perdere peso a migliorare le tue relazioni, fino a puntare alla libertà finanziaria, necessiti di una riprogrammazione mentale.


Data la vastità dell’argomento, in questo articolo vorrei gettare le basi della riprogrammazione mentale parlandoti delle 3 categorie di abitudini che determinano i nostri risultati.


Che cos'è la riprogrammazione mentale

Innanzitutto proviamo a dare una definizione di riprogrammazione mentale, ma prima dobbiamo capire che cos’è la mente.


Siamo abituati a pensare che la mente sia il nostro cervello, o quanto meno sia contenuta in esso.

La verità è che non ci sono studi e dati a sufficienza che sostengano questa tesi.


Quindi la mente non è il cervello, seppur sia collegata operativamente al nostro nobile organo e con il quale collabora incessantemente.


Perché quindi associamo la mente al cervello?

Perché quest’ultimo, come più volte ribadito, ragiona per immagini.


Abbiamo la necessità di dare un “volto” alla mente e quindi cadiamo nel tranello di associarla all’immagine del cervello. Tutto qui.


È importante fare questa precisazione perché, come vedremo, la mente controlla il nostro corpo (cervello incluso) e le nostre azioni.


Per dare quindi una definizione di mente, potremmo dire che è un termine con il quale descriviamo il complesso delle facoltà di pensiero che ci contraddistingue come essere umani.


La mente può essere rappresentata graficamente da un iceberg: la punta è la mente cosciente, il sommerso è la mente inconscia.


È importante questa distinzione in quanto la stragrande maggioranza delle nostre azioni avvengono al di sotto della nostra coscienza.

Alcuni autori parlano di circa il 90% dei nostri comportamenti, altri si spingono fino al 97%, fatto sta che compiamo azioni automatiche per quasi la totalità del nostro tempo.


Siamo abitudinari.


Quindi la riprogrammazione mentale altro non è che la riprogrammazione delle nostre abitudini.


Più semplice di così non potevo spiegartelo.



Siamo le nostre abitudini


Per spiegare in che modo interagiamo con il mondo, agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso, ilDr. Thurman Fleet, noto chiropratico americano, introdusse la Stick Person.


La persona stilizzata creata dal Dr. Fleet (e qui da me reinterpretata), è composta da più sezioni: le antenne, la mente conscia, la mente inconscia e il corpo.


Le antenne rappresentano i cinque sensi e sono il modo in cui le varie informazioni entrano nella nostra mente.


La mente conscia, racchiude la nostra volontà; rappresenta la capacità di decidere se accettare o rifiutare qualsiasi informazione riceviamo dai nostri sensi trasformandole in immagini (che inviamo alla mente inconscia).


La mente inconscia, invece, NON ha la capacità di rifiutare alcuna idea; crede semplicemente a tutto ciò che gli viene detto dalla mente cosciente. E più il messaggio viene ripetuto, più verrà collocato in profondità nel subconscio.

È qui, come detto, che vengono depositate le nostre abitudini.


Infine, il corpo è lo strumento attraverso il quale esprimiamo la volontà della mente attraverso le azioni.


E poiché la stragrande maggioranza delle nostre azioni sono abitudinarie, siamo il risultato delle nostre abitudini.



Abitudini comportamentali


Abbiamo 3 tipologie di abitudini: comportamentali, credenziali e personali.


Le abitudini comportamentali sono tutte quelle azioni che, una volta acquisite, ripetiamo automaticamente senza pensarci su.


Nasciamo con una serie di comportamenti già appresi come respirare, deglutire e succhiare, ovvero azioni che ci garantiscono la sopravvivenza.

Altre azioni le impareremo nel tempo, come il controllo del tronco, la manualità, camminare e parlare.


Anche queste sono azioni, per così dire, innate, ma abbiamo dovuto sperimentare numerosi fallimenti prima che quel comportamento diventasse un’abitudine.


Oggi siamo in grado di allacciarci le scarpe, lavarci i denti, guidare, leggere, scrivere, ecc., ovvero tutti comportamenti che all’inizio non erano per niente facili e necessitavano di tutta la nostra attenzione cosciente.


Ma una volta appresa l’azione alla base di quel determinato comportamento, si crea una memoria che viene richiamata ogni volta che abbiamo bisogno di soddisfare quel determinato bisogno.


Al mattino, dopo la colazione, ci laviamo i denti senza prestare nessuna attenzione a tutti i movimenti che facciamo, anzi di solito pensiamo a tutt’altro. 


Quando il comportamento è stato “depositato” nell’inconscio, viene richiamato ogni volta che un determinato segnale richiama la nostra attenzione.


Pensa a tutte le volte che controlli il tuo telefono.

Ti svegli e la prima cosa che fai è scorrere le notifiche; vai in bagno e te lo porti dietro; sali sull’autobus e, per ingannare il tempo, scrolli il feed del tuo social preferito. E potrei continuare all’infinito.


Ogni volta che ti trovi in quella determinata situazione (segnale), “reagisci automaticamente” con quel determinato comportamento (azione).


Per concludere quindi, ogni abitudine comportamentale viene richiamata da un segnale al quale rispondiamo automaticamente con una determinata azione. 

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